Correva l’anno 2011 quando la giovane start-up Nest Labs lanciava sul mercato il primo “Termostato intelligente” o meglio “Learning Thermostat”, ovvero un prodotto sempre connesso alla rete wifi domestica che era in grado di essere impostato da remoto ma soprattutto di apprendere le abitudini degli utenti adattando il clima dell’abitazione.
Ma è stata l’acquisizione clamorosa della società da parte di Google nel 2014 per la ragguardevole cifra di 3,2 miliardi di Dollari a portare alla ribalta questa tecnologia.

Molte aziende europee si sono chieste fin da subito perché mai un colosso come Google abbia investito così tanto in questa tecnologia, ma ora la commercializzazione ufficiale del termostato Nest sul territorio italiano porta alla ribalta un tema così complicato perché intrecciato con il mondo della IoT. Non è possibile infatti pensare al valore del termostato NEST separandolo dal grande mondo a cui appartiene, quello degli oggetti sempre connessi al web.

Così come non sarebbe possibile capire perché Google investa milioni di dollari ogni anno per sviluppare un servizio gratuito come Google Maps, senza tenere conto del valore dei dati generati dagli stessi utenti.
Dati statistici anonimi che sono rivenduti alle aziende di trasporti per pianificare il proprio business, ad aziende della Grande Distribuzione per individuare aree ad alto potenziale commerciale, ad enti pubblici per studiare nuove vie di comunicazione …

Un’azienda simile come Netatmo, anche se molto più piccola, ha da anni introdotto con successo sul mercato milioni di centraline metereologiche domestiche con le quali gli utenti possono controllare da un dispositivo mobile le condizioni meteo esterne e termoigrometriche interne della propria abitazione.

L’aspetto geniale è che l’adesione al servizio “gratuito” di controllo remoto implichi obbligatoriamente l’accettazione di condividere in modo anonimo i dati della propria centralina.
In questo modo, e grazie alla geolocalizzazione di tutte le centraline, la NETATMO ha oggi a disposizione uno dei più vasti e diffusi sistemi di rilevazione realtime al mondo, le cui informazioni statistiche sono vendute a terzi interessati ad elaborare previsioni meteorologiche, studi ambientali …

Con un approccio tradizionale una qualsiasi azienda avrebbe dovuto investire miliardi di Euro per disseminare di stazioni meteo l’intera Europa, la NETATMO invece ha raggiunto lo stesso obiettivo convincendo ogni utente a pagarsi la stazione meteo, la rete Wi-Fi necessaria, l’alimentazione elettrica …

Il termostato NEST cavalca questo trend, aprendo tuttavia degli scenari ancora poco esplorati e legati appunto al grande mondo IoT. Infatti un termostato è geneticamente pensato per comandare altri dispositivi presenti nella casa: caldaie, pompe di calore, valvole … Tutti oggetti che dovranno essere obbligatoriamente connessi per poter essere comandati dal termostato in questione.

Per i costruttori di componenti HVAC si apre quindi il grande scenario di come connettere i propri apparecchi al web, quali standard dovranno essere utilizzati, l’esistenza di eventuali royalty, protocolli …
Questa problematica è particolarmente urgente per i costruttori di prodotti per il mercato residenziale; split, caldaie, pompe di calore, scalda acqua … sono i primi prodotti coinvolti in questa prossima rivoluzione.

Rivoluzione che vede muoversi anche un altro grande big del mondo IT, ovvero Apple, che proprio recentemente ha lanciato il proprio servizio “HomeKit” installato di base su milioni di device della mela morsicata.
Grandi investimenti e grandi potenziali che tuttavia non hanno ancora sfondato sul mercato. Vuoi perché alla fine queste tecnologie non sono in grado di sopravvivere senza la cooperazione con un vasto ecosistema di dispositivi sviluppati da altre aziende, vuoi perché i vantaggi introdotti non sono ancora così evidenti.

Ma anche la telefonia mobile ha rivoluzionato 20 anni fa il mercato solamente quando era più funzionale (e più trendy) che non cercare un telefono pubblico.

In mancanza di un vero standard e di una massa critica di grandi aziende che aderiscono a questo o quella soluzione tecnologica, il mondo dell’industria sta alla finestra per vedere l’evolversi della situazione.

valveNel frattempo invece il tema IoT è diventato un trend inarrestabile.
Belimo ha già introdotto oltre 4 anni fa le ENERGY VALVE, le prime valvole connesse alla rete in grado di controllare ed analizzare anche da remoto le performance energetiche dell’impianto HVAC.
Quest’anno alla fiera ISH introdurrà la naturale evoluzione di questa soluzione, ovvero la prima valvola collegabile al cloud.
Si tratta di una dispositivo di campo i cui dati, oltre ad essere registrati a bordo macchina, saranno inviati e conservati al sicuro in una serie di server accessibili dall’utente da qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento.

Soluzioni del genere si stanno moltiplicando velocemente in tutti i dispositivi intelligenti legati alla sorveglianza e all’automazione dell’edificio, per rispondere alla grande esigenza di monitorare le variabili critiche di impianti ed edifici sempre più complessi.

Oramai sia oggetti destinati alla grande distribuzioni (lavatrici, sistemi di allarme e videosorveglianza, caldaie, videocitofoni, frigoriferi …) che dispositivi professionali possono essere collegati al web sia per godere dell’accesso remoto tramite opportune App, sia per poter salvare nel cloud eventuali informazioni importanti.

L’ingresso sempre più massiccio del mondo automotive rafforzerà ancor di più questa tendenza generale. Auto a guida autonoma o semplicemente sempre connesse renderanno queste tecnologie indispensabili per la vita quotidiana.
Un trend che però presenta anche della ombre poco note.

Se fino alla fine degli anni ’90 il settore industriale più energivoro era quello metallurgico, legato ai forni elettrici per la fusione e trattamento di acciaio ed alluminio, oggi il settore che a livello planetario consuma più energia elettrica è quello dei Datacenter.
Forse il mondo iperconnesso potrebbe essere meno green di quanto ci aspettiamo.

luca pauletti

contributo a firma dell’Ing. Luca Pauletti, general manager di Belimo Italia