di Dario Fusco

Le pompe di calore rappresentano orami da tempo una tecnologia consolidata, che permette agli utenti da un lato di risparmiare nell’erogazione dell’energia termica in riscaldamento rispetto alla caldaia tradizionale e dall’altra di aumentare il proprio confort abitativo grazie alla possibilità di raffrescare durante i mesi estivi. Sebbene alimentate da elettricità o gas, questa tecnologia di fatto utilizza energia rinnovabile termica (areotermica, geotermica o idrotermica), come riconosciuto nel DLsg 28/11: in questo contesto, le pompe di calore contribuiscono quindi sia al miglioramento dell’efficienza energetica sia alla diffusione delle energie rinnovabili. Esse rientrano quindi a tutti gli effetti nelle priorità d’azione previste dalla Strategia energetica nazionale (SEN) e di conseguenza nel complesso quadro normativo e di incentivazione vigente nel nostro paese a proposito della questione energetica.

In particolare le norme attualmente più importanti sono:

  1. Direttiva 2010/31/UE che pone l’obiettivo di raggiungere un consumo energetico prossimo a zero per il patrimonio edilizio, ovvero di rispettare i cosiddetti limiti nZEB (near Zero Energy Bulding).
  2. Decreto interministeriale 26 giugno 2015 – “Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” – con il quale il Governo nazionale recepisce quanto indicato dalla Direttiva 2010/31/UE per tutto il territorio italiano.

A cui si aggiungono, in particolare in Lombardia,

  1. DGR 17 luglio 2015 n. 3868 – “Disposizioni in merito alla disciplina per l’efficienza energetica degli edifici e per il relativo Attestato di Prestazione Energetica” – con cui la Regione Lombarda recepisce il sopra citato D.I. del 26.06.2015 ed, in aggiunta, anticipa il rispetto dei limiti nZEB per tutti gli edifici pubblici a partire dal 1 gennaio 2016.

Gli obblighi nZEB in particolare risultano particolarmente restrittivi e di fatto mirano ad una riqualificazione importante di un patrimonio edilizio, che risulta particolarmente vetusto (il 76% delle abitazioni risale a prima del 1976): il Governo quindi ha attuato negli ultimi anni una serie di misure volte ad incentivare l’adozione di soluzioni energeticamente efficienti, di cui, per quanto sopra, possono godere le pompe di calore.

Lo strumento di incentivazione più diffuso e largamente conosciuto è senza dubbio il bonus fiscale al 65%: per quanto riguarda le Pompe di Calore, esso si rivolge esclusivamente a quelle ad Alta Efficienza in grado di fornire sia caldo che freddo e a patto che esse siano installate in sostituzione di un impianto già esistente. Tale incentivo è rivolto sia alle persone fisiche che alle aziende per interventi su qualsiasi tipo di edificio.

Si tratta in sostanza di una detrazione  Irpef o Ires pari al 65% spalmata su 10 anni della spese sostenute relative al prodotto, all’installazione e alla progettazione.

D’altra parte, come la maggior parte degli incentivi, esso non risulta cumulabile con altre misure ed in particolare con la detrazione per ristrutturazione al 50% e con il Conto Termico. La detrazione al 50% per ristrutturazione è rivolta invece solo alle persone fisiche (sia proprietari che inquilini, nel caso siano loro a finanziare i lavori) in caso di lavori di ristrutturazione di edifici residenziali.

In questo caso è possibile acquistare anche una pompa di calore non ad alta efficienza, a patto che la macchina possa essere usata anche per il riscaldamento nei mesi invernali, ad integrazione o a sostituzione di un impianto di riscaldamento già esistente.

Il 31 Maggio 2016 è entrato nuovamente in vigore il Conto Termico, una misura di incentivazione  stabile da 900 milioni, ovvero senza scadenza, usufruibile da privati e amministrazioni pubbliche per interventi di piccole dimensioni per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per l’incremento dell’efficienza energetica. Rispetto alla versione precedente esso ha introdotto una serie di nuove misure, alcune delle quali rivolte proprio alle pompe di calore:

  • Aumento degli incentivi per alcune tipologie di intervento, tra le quali quelli che prevedono l’utilizzo di pompe di calore ad assorbimento;
  • introduzione di nuovi interventi incentivati, come ad esempio quelli che utilizzano sistemi ibridi composti da pompe di calore e caldaie a condensazione;
  • aumento della dimensione degli impianti ammissibili (per impianti con pompe di calore fino a 2 MW);
  • riduzione dei tempi per l’inizio dell’erogazione degli incentivi, da 6 mesi a 2 mesi.

Per accedere a tale incentivo, le macchine devono essere caratterizzate da determinate prestazioni minime e, come nei casi precedenti, installati in sostituzione di un impianto di riscaldamento preesistente.

L’incentivo è calcolato in base all’energia termica prodotta e viene erogato in 2-5 anni, con la possibilità però, qualora l’incentivo totale non superi i 5.000 €, di poter essere erogato in un’unica rata; per quanto riguarda le pompe di calore, sia per i privati che per i pubblici, l’incentivo varia a seconda della tecnologia adottata, della taglia e della zona climatica. La percentuale massima di spesa ammissibile è il 65% esattamente come l’ecobonus, ma, a differenza di quest’ultimo, non sono incentivati gli interventi relativi l’acquisto e l’installazione di un nuovo impianto di distribuzione. Ciò risulta particolarmente svantaggioso per le pompe di calore, in quanto nella pratica tali opere sono praticamente sempre necessarie nel passaggio da un impianto a caldaia tradizionale ad uno di questo tipo. Il vantaggio principale del Conto Termico rispetto alle detrazioni risiede nell fatto che in questo caso gli incentivi non sono spalmati su 10 anni ma su 1, 2 o 5 e il rimborso avviene direttamente tramite bonifico, quale che sia la capienza fiscale del richiedente.

Per ultimo, qualora la pompa di calore elettrica sostituisca l’impianto di riscaldamento preesistente, è possibile richiedere di godere della tariffa elettrica sperimentale D1, che, non essendo progressiva, permette di risparmiare in bolletta in caso di consumi elevati dovuti proprio ad una pompa di calore. La D1 è riservata a titolari di utenze domestiche che hanno un contatore elettronico telegestito e che sono in prima casa. Per averne diritto la pompa di calore deve essere l’unico sistema di riscaldamento, essere elettrica e rispettare i requisiti prestazionali minimi richiesti per accedere alla detrazione del 65%. A tutti questi incentivi diretti, si sommano diverse opportunità di efficientamento energetico soprattutto nel terziario e nell’industria, che possono  essere individuati e finanziati attraverso appositi meccanismi. Ad esempio in Lombardia sono stati già stanziati più di 5 milioni di Euro per il cofinanziamento di diagnosi energetiche nelle PMI: si tratta di report in cui vengono evidenziate le opportunità di efficientamento energetico all’interno di un sito, con il grande vantaggio che gli interventi individuati in questa sede potranno essere agganciati al bando POR FERS per godere di ulteriori incentivi qualora essi vengano effettivamente realizzati.