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di Dario Fusco

L’Europa e l’Italia sono più che mai impegnate ad attuare un’imponente politica di riduzione dei consumi energetici in edilizia attraverso l’imposizione di norme sempre più restrittive, unitamente a diversi contributi volti ad incentivare l’adozione di tali misure.

Per il nostro paese, l’importanza di questi meccanismi risulta evidente considerando il fatto che, secondo fonti ministeriali, i consumi totali di energia nel 2015 sono stati pari a 124,65 Mtep, registrando un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente, invertendo così un trend negativo in corso dal 2005 (Ministero dello Sviluppo Economico, 2015).

Ciò non è però dovuto ad un aumento dei consumi industriali, sempre in calo negli ultimi anni, quanto soprattutto all’aumento proprio nel settore civile (riscaldamento e raffrescamento degli edifici), che con il 36% dei consumi totali ora rappresenta largamente la principale voce di consumo. Il dato è ancora più rilevante considerando che il 76% del parco edilizio italiano risale a prima del 1976: a meno di un intervento di riqualificazione, si tratta di un patrimonio vetusto ed estremamente inefficiente dal punto di vista energetico, come ad esempio dimostra il fatto che almeno il 50% degli edifici in Lombardia risulta in classe G (Direzione Generale Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile della Regione Lombardia, 2014). In ragione di ciò, considerando una situazione abbastanza simile in tanti altri paesi europei, nel 2010 al Parlamento Europeo è stata varata la direttiva 2010/31/UE che pone l’obiettivo di raggiungere un consumo energetico prossimo a zero per il patrimonio edilizio, ovvero di rispettare i cosiddetti limiti nZEB (near Zero Energy Bulding).

Tale direttiva è stata (finalmente) recepita in Italia dal Decreto interministeriale 26 giugno 2015 – “Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”. Il decreto è anche chiamato “Requisiti Minimi”, in quanto introduce le metodologie nuove per il calcolo delle prestazione energetiche degli edifici, in accordo con la direttiva Europea prima citata e ne stabilisce i tempi di applicazione.

In particolare dal 1 Gennaio 2019 tutti gli edifici pubblici di nuova costruzione o soggetti ad importante ristrutturazione dovranno rispettare i requisiti nZEB, mentre dal 1 Gennaio 2021 l’obbligo verrà esteso anche agli edifici privati. All’atto del recepimento della normativa, le regioni hanno avuto la possibilità di attuare modifiche alla normativa applicando, qualora ritenuto opportuno, delle misure più stringenti: riconfermandosi pionieri in materia, l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno deciso di anticipare l’entrata in vigore della normativa; infatti in Emilia l’obbligo verrà anticipato di due anni e mentre in Lombardia esso risulta già attivo dal 1 Gennaio 2016 sia per gli edifici pubblici che per i privati. A livello tecnico, tali norme impongono un isolamento degli edifici significativo, con la conseguenza di renderli di fatto “sigillati”: da una parte l’isolamento termico con l’esterno permette un sostanziale risparmio in bolletta, ma dall’altro la mancanza di infiltrazioni innesca problemi legati alla qualità dell’aria, all’eccessivo accumulo di umidità e alla probabile formazione di muffe sulle pareti. Si rende necessaria, quindi, una corretta ventilazione degli ambienti, attraverso i cosiddetti sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC).

Come precedentemente accennato, accanto agli obblighi relativi ai requisiti minimi – che risultano relativamente impattanti a livello di investimento iniziale per i clienti finali – il Governo ha ritenuto di adottare anche delle misure di incentivazione atte a rendere le riqualificazioni energetiche degli edifici meno onerose.

Ciò in particolare vale per la VMC, che può godere alternativamente

  • delle detrazioni del 50% per ristrutturazione
  • del 65% a fondo perduto per la riqualificazione in nZEB di edifici pubblici attraverso il Nuovo Conto Termico.

Lo strumento di incentivazione più diffuso e largamente conosciuto è senza dubbio il primo: si tratta in sostanza di una detrazione  Irpef o Ires pari al 50% spalmata su 10 anni della spese sostenute relative al prodotto, all’installazione e alla progettazione. Essa è rivolta alle persone fisiche (sia proprietari che inquilini, nel caso siano loro a finanziare i lavori) in caso di lavori di ristrutturazione di edifici residenziali. Il 31 Maggio 2016 è invece entrato nuovamente in vigore il Conto Termico, una misura di incentivazione  stabile da 900 milioni, ovvero senza scadenza, usufruibile da privati e amministrazioni pubbliche per interventi di piccole dimensioni per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per l’incremento dell’efficienza energetica.

Di questi 900 milioni, 200 sono rivolti esclusivamente per gli interventi sugli edifici pubblici: per tale categoria di edifici è stato previsto una misura volta specificatamente al finanziamento degli interventi per trasformare un edificio in  nZEB, facendo quindi rientrare anche la VMC. Nello specifico, la norma prevede infatti un incentivo massimo pari al 65% delle intere spese sostenute per ottenere tale qualifica, ponendo come unici vincoli un massimale di costo per metro quadrato globale per riqualificare pari a 500 €/mq nelle zone termiche A, B, C e 575 €/mq per le zone D, E, F e un limite globale dell’incentivo erogabile pari a € 1.500.000 per le zone termiche A, B, C e € 1.750.000  per le zone D, E, F. Recenti studi dimostrano che si tratta di una misura potenzialmente molto efficace per via di una certa semplicità di applicazione, i cui massimali sembrano rispettare coerentemente gli effettivi costi di riqualificazione.